Un romanzo che ci porta nella Los Angeles degli anni ’80, lussuosa, viziata, spregiudicata, consumistica: un paradiso dove nulla è come sembra, e dove un misterioso killer, miete le sue vittime tra gli studenti della città. Un vortice di terrore ed inquietudine.
Il celeberrimo scrittore di American Psyco, Ellis, ci mette di fronte al racconto fittizio del giovane Bret, durante l’ultimo anno del liceo privato Buckley, una delle massime istituzioni educative della Los Angeles perbene.
Una falsa telling-story, spero bene per Ellis, scritta in salsa horror, tenuta insieme da un elemento di tensione narrativa, che qui ha un nome ed un cognome ben precisi: Robert Mallory.
Intorno ai personaggi, alle loro vite, narrati da Bret in prima persona, ed al tempo passato, Ellis ci racconta il “parto” di questa opera, durata per più di tredici anni e che segue, al contempo, le vicende di un misterioso killer, chiamato il “pescatore a strascico”, che uccide brutalmente giovani ragazze, ne fa scempio, accompagnando il tutto con macabri particolari. Dopo questo anno, le vite di tutti gli amici di Bret e di lui compreso, non saranno più le stesse.
Non siamo di fronte ad un romanzo di formazione, o di maturità emotiva dell’autore, non siamo di fronte al “giovane Holden”, ma di fronte ad un libro nudo e crudo, che ci mette di fronte alle emozioni, ai personaggi descritti in modo particolare e a tinte fosche, pieni di vita, di speranza, ma anche di noia, un sentimento che può tramutarsi in violenza repressiva.
La noia della ripetitività, dell’assenza di regole, della droga, del sesso consumato in modo bulimico. Non scandalizzatevi, se vedrete passaggi in cui lo stesso Ellis consuma rapporti omosessuali con quella che sarà una delle vittime del “ pescatore”. Una specie di scossa quella di questo libro.
Qui siamo davanti ad una autonarrazione, in cui, attraverso lo stile tagliente e lucido di Ellis, ci rende partecipi dei suoi sentimenti. Si, perché Bret sa provare paura, amore, rabbia, insoddisfazione, gelosia, tristezza.
Il bivio della vita che dovrà affrontare, sarà durissimo per lui, fatto di disillusione e con una storia che lascerà non poche scie di sangue.
Lo fa in modo quasi infantile, attraverso una narrazione che, a tratti, sembra un “memoir”, con piccole confessioni, senza sensi di colpa circa le sue dipendenze dai farmaci o vergogna per amare un uomo ed una donna.
Il panico si muove leggiadro, ed è difficile tornare in pista dopo che tutti ti pensano una mina vagante. Questo il significato delle “Schegge”, l’essere una mina vagante. Arrivare prima di tutti gli altri e capire, vedere cose che gli altri non vedono, ed essere odiato per questo. Messo da parte. Vedere gli amici che ti “prendono per matto”, che ti odiano, ti prendono in giro, perché tu “non sai niente di questa cosa” ed è meglio se ne stai alla larga.
Perché in fondo avevi ragione. Come Bret ha ragione. Un romanzo Pulp- punk, dove a sentirsi soli è un attimo, dove dominano le scene di sesso, dettagliate se non quasi cliniche. Come sopra detto.
Impeto della Beat generation, frasi spesso appesantite con dettagli superflui, come i giri di macchina che Bret fa, alla ricerca del colpevole, di sé stesso o per tenersi occupato, con una precisione topografica incolmabile.
Poi l’arrivo dello studente nuovo, quel Robert che non promette niente di buono, carismatico, intelligente, bello, che però nasconde un segreto, pur entrando a far parte della ristretta cerchia degli amici di Bret.
Ammaliato dal suo segreto, svilupperà una vera e propria ossessione nei suoi confronti, ed un accostamento tra lui ed il pescatore, che lo sconvolge tanto.
Si perché il “pescatore” si fa avanti e bussa alla porta della confraternita degli amici di Bret, uccidendone alcuni e volendo colpire Bret stesso.
Minacce terrificanti, atti di violenza casuale, inquietanti coincidenze, il tutto condito dalla immaginazione di Bret, che sta scoprendo se stesso, la sua vocazione letteraria e la sua omosessualità.
Bret, a questo punto, e ritorno sul tema, potrà fidarsi degli amici, potrà apparire una stupida scheggia che non conta nulla, oppure potrà leggere la realtà, e trovare un senso, ad un prezzo carissimo, quello di finirci dentro ed essere da questa divorato? Non lo sapremo mai, se non leggendo questo libro che trovo personalmente stravagante, sexy, inquietante, ambiguo e violento. Una bella riflessione sui nostri tempi, su memoria e desiderio, verità e narrazione di questi nostri costumi paranoici e puritani, alle volte troppo noiosi. Ma come diceva Edgar Allan Poe, “la cecità dei puritani è proverbiale, come l’ipocrisia che invade sempre le loro menti”.