Chi è mai Maurizio Bulleri

Tutti noi appassionati di mare e di barche lo conosciamo per le sue regolari apparizioni su un certo canale TV e su YouTube come brillante ed empatico presentatore di saloni nautici e di yachts da sogno (improponibili per noi umani) ma anche di più abbordabili (si fa per dire) gommoni e motoscafi e relative prove in mare.

Le capacità del nostro occhialuto accattivante comunicatore ci sono a tutti note, con il suo irrinunciabile rituale, dopo la breve presentazione delle caratteristiche di barca e motore, quello di tirare giù la manetta del gas e farci partecipi nel dominare con lui le onde del mare a tutta velocità.

Il suo talento come scrittore invece ci giunge del tutto inaspettato. Ed ecco il suo libro, il racconto di una stagione agonistica di motonautica d’altura, con l’autore nella veste di addetto alle manette (in gergo throttleman, ruolo altrettanto fondamentale del pilota al volante).  Una stagione sportiva, mai prima raccontata, culminata in gloria nel lontano 2005 e conclusa senza rimpianti nell’anno successivo.

Ma cosa si nasconde dietro il nome di Jolly Drive, il vero protagonista della sfida che è nel titolo del libro appena pubblicato di cui è autore il nostro Maurizio e che andiamo a recensire? 

Con questo nome Jolly Drive fu battezzato uno scafo solo dalla apparenza corsaiola, trovato abbandonato e piuttosto malconcio in un campo, sotto una siepe di rovi dal nostro eroe e dal suo amico Andrea, già da anni compagno di avventure motonautiche (e non solo) su barchette e gommoni fuoribordo senza pretese. Lo scafo malconcio e abbandonato e senza motori aveva però in ogni caso dimensioni e caratteristiche idonee per partecipare al campionato mondiale Powerboat P1 categoria Supersport

A dispetto poi delle pessime condizioni in cui si trovava, il riscontro di una carena a V strettissimo, perfetta per atterrare dopo salti di decine di metri fra un’onda e l’altra fu determinante per la scelta di avventurarsi nell’impresa di un Impegnativo restauro, in gran parte casalingo, e del suo sviluppo gara dopo gara.  Pensate solo che la prima competizione del campionato nelle acque di Malta, complice un mare agitato, fu vinta dai nostri eroi con un Jolly Drive, motorizzato con 2 motori Diesel, che non superava i 50 nodi (una velocità a cui arrivano oggi molte barche e gommoni da diporto) quando poi, nell’ultima gara, quella decisiva, la stessa barca, sviluppata a dovere, poteva superare i 77 nodi (oltre 140 Km/h).

Per non togliere il piacere della lettura, non vi staremo a raccontare, fino al suo glorioso epilogo, tutta l’avventura che vide affiancarsi ai nostri due protagonisti Maurizio e Andrea (diventati tre con l’arrivo di Riccardo a far parte dell’equipaggio), gli altri personaggi di pari importanza, dai meccanici, agli esperti di eliche,  ai maestri d’ascia per le modifiche allo scafo, fino agli immancabili sponsor, tutti uniti per far diventare quello scafo rattoppato la barca più veloce del campionato del mondo. 

Da non dimenticare nel racconto delle sfide descritte in questo libro da parte dei protagonisti il senso di rispetto e anche di ammirazione nei confronti degli   altri equipaggi e dei loro stessi team.   

Il perché di questo libro lo si legge in prima pagina.

“Ogni giorno è un’avventura, assaporala con cura perché non dura, a meno che tu non la scriva”            

Tommaso Vercellio