Ricorrono i cinquant’anni dalla dipartita della scrittrice che ha fatto della sua vita una trama, tinta di giallo, di nero, e di tutti i colori dell’animo umano.

I suoi libri divertono, intrigano, stupiscono, pongono interrogativi, non annoiano mai. 

Ha creato personaggi indimenticabili come Hercule Poirot, il detective che nel 2020 ha compiuto cento anni e Miss Marple, un personaggio talmente iconico da essere tornato in libreria anche grazie alla penna di dodici autrici di bestseller appassionate del genere, che immaginano e raccontano l’inarrestabile detective, attraverso il proprio punto di vista unico, pur rimanendo fedeli ai tratti distintivi del giallo tradizionale d’autore.

Ma vorrei soffermarmi sul primo libro della serie poliziesca, “Poirot a Styles Court”.

Siamo nel pieno della prima guerra mondiale ed un giovane ufficiale ferito al fronte, Arthur Hastings, viene ospitato per la convalescenza da un vecchio amico, John Cavedish. Il soggiorno nella residenza di campagna dei Cavedish, sarà però tutt’altro che tranquillo.

La padrona di casa, matrigna di John, ha sposato un uomo di vent’anni più giovane, e i figliastri, scavalcati dall’eredità, sembrano tramare qualcosa.

La governante è sicura che prima o poi la situazione possa precipitare, e in breve, la profezia si avvera. La padrona di Styles Court viene avvelenata ed i sospetti si concentrano subito sui membri della famiglia.

Per loro fortuna in paese c’è un profugo belga dai grandi baffi, che di delitti se ne intende… 

Il libro è raccontato in prima persona da Hastings, un amico di Poirot, quindi vediamo tutta l’indagine attraverso i suoi occhi e non attraverso la terza persona come nel caso di “Poirot sul Nilo”. É molto interessante come espediente, perché veniamo introdotti al personaggio di Hercule attraverso un punto di vista con un’opinione su di lui, che oscilla nel corso della storia. È anche bellissimo vedere i ragionamenti di Poirot, attraverso gli occhi di un profano. 

Anche con la terza persona si ha un risultato simile, ma essendo la prima avventura di Poirot è stato molto interessante avere il “filtro” di Hastings.

Una cosa che ho sempre apprezzato di Poirot è quella di essere apparentemente a suo agio nei posti in cui si trova ad indagare, come se fosse padrone delle stanze. 

Personaggi ben costruiti, anche se pessime persone. Mi sono persino innamorato dell’assassino come una mente deviata può fare, innamorandosi dei colpevoli pazzi.

Infine l’edizione contiene anche un articolo scritto dalla Christie, in cui si parla delle sue conoscenze sui veleni e sul ruolo che svolgono nei gialli, anche se avrei voluto saperne di più. A proposito, il personaggio muore avvelenato da stricnina, un veleno potentissimo e letale, di cui la dottoressa Cipolat ci farà un resoconto. 

Chiudo con una frase della celeberrima scrittrice:” La stupidità è il peccato che non viene mai perdonato e sempre punito”.